La Chiesa di San Siro di Nervi
Inquadramento territoriale – I primi documenti – La “fabrica” di San Siro
Reperti e ritrovamenti – La facciata della chiesa medievale
Inquadramento territoriale
La plebania di Nervi era delimitata dal torrente Sturla, dallo spartiacque fra i torrenti Bogliasco e Sori, dalle pievi di Bargagli e di Bavari. Il Syndicatus del 1311, ovvero la tessera delle plebanie, indica i nomi di sole quattro chiese suffraganee comprese nella giurisdizione di San Siro: San Giovanni di Quarto, Santa Maria di Quarto, San Pietro di Quinto e Sant’Ilario.
San Siro di Viganego e Santa Maria di Bogliasco, incluse nella plebania solo in un secondo tempo, erano allora probabilmente chiesuole senza cura d’anime, come le definisce Remondini, ricordando che risultano soggette a tassazione solo a partire dal 1387. A queste chiese furono successivamente aggregate Santa Maria di Apparizione e Santa Maria di Sessarego.
Nella seconda metà del Settecento la chiesa matrice perse gran parte di quelle rettorie, aggregate a pievi più vicine oppure divenute parrocchie autonome. Nell’Ottocento il Vicariato di Nervi contava ormai tre sole suffraganee: Bogliasco, Quinto e Sant’Ilario.
I primi documenti
Il più antico documento reperito che attesti l’esistenza della pieve di Nervi, non solo come istituzione giuridica ma anche come edificio di culto, risale al 1143. Si tratta dell’elenco delle condizioni che l’arcivescovo esigeva come affitto per diversi terreni nella curtis di Nervi e nelle vicinanze, concessi in locazione tramite contratto a livello.
È ancora nell’ambito di un contratto di locazione del secolo XI che si incontra per la prima volta, per quanto è stato possibile reperire, il toponimo Nervi. Il documento cita terreni appartenenti alla Mensa arcivescovile, rappresentata allora dal vescovo Oberto.
La produzione documentaria permette di fissare l’anno 1143 come punto cardine e attendibile relativo all’esistenza della pieve di Nervi, intesa come istituzione demo-territoriale e come edificio sacro.
L’appellativo famuli Sancti Syri segnala la stretta dipendenza della curia locale nei confronti della chiesa genovese. Con San Siro di Genova e con San Siro di Molassana, la pieve di Nervi avrà in comune il titolo, attestato per la prima volta nel 1150 in un libello a favore dell’arciprete Giovanni de Costa: plebis Sancti Syri de Nervi.
La fabrica di San Siro
Non è possibile indicare con certezza una data di fondazione per la chiesa di San Siro. L’opera si protrasse a lungo e il toponimo Fabrica indica probabilmente un cantiere in attività intorno all’edificio non ancora completato.
Nel 1582 il messo apostolico Francesco Bossio, nel corso della visita pastorale alla plebania di Nervi, ordinò alcune modifiche da apportare alla chiesa di San Siro e ai suoi arredi.
Nel XVII secolo le dimensioni della chiesa medievale non risultavano più sufficienti a ospitare i fedeli, il cui numero era notevolmente aumentato. Il 16 aprile 1638 il Consiglio della comunità, radunatosi nell’oratorio dei confratelli della Beata Vergine Maria, approvò una supplica da inviare al Senato per proporre l’ampliamento della chiesa.
Nel 1647 i lavori alla fabrica di San Siro erano ormai inoltrati e la chiesa, riedificata in economia, mancava solo delle coperture. La costruzione doveva apparire eccessivamente grande e dispendiosa per il borgo; nel luglio del 1651, quando la fabbrica risultava quasi ultimata, si verificò il crollo di una parte di essa.
Nel 1668 furono finalmente ultimate le coperture della chiesa; nello stesso anno vennero completate le cappelle del Crocifisso e del Rosario, a sinistra e a destra del presbiterio. La nuova chiesa, condotta a termine nel 1686, fu consacrata il 25 luglio 1723 da monsignor Agostino Saluzzo.
Reperti e ritrovamenti
Per lungo tempo si credette che nulla fosse rimasto dell’originario manufatto medievale di San Siro di Nervi. Alcuni restauri eseguiti nel 1928 portarono però alla luce un capitello sferocubico di pietra calcarea, elemento appartenente all’antica pieve e utilizzato come materiale di reimpiego nello spigolo sud-est del campanile.
Nell’inverno del 1959 un forte temporale causò il distacco di un brano di intonaco della facciata, portando allo scoperto un archetto e un lacerto di tessitura muraria in pietra calcarea. Ulteriori accertamenti permisero di individuare un primitivo muro unitario in conci di pietre squadrate, inglobato nella facciata secentesca.
La facciata della chiesa medievale
La facciata della chiesa medievale, larga 9,70 metri, presenta il corpo centrale rialzato rispetto ai due spioventi laterali ed è scandita da lesene poco aggettanti che definiscono tre specchiature. Dalle lesene si diparte una teoria di archetti pensili, a tutto sesto e rampanti, posti su peducci sbozzati obliquamente.
L’edificio moderno non fu costruito perfettamente in asse con quello antico ma leggermente spostato a sud. Per questo motivo le aperture delle due rispettive facciate non coincidono e si è conservata una parte dell’unico portale centrale dell’originaria pieve.
La tessitura muraria, costituita da elementi piuttosto grandi e regolari, appare di fattura colta, pur presentando alcuni corsi costituiti da elementi di dimensioni minori.
Visita guidata
Volta
Sulla volta dell’aula è raffigurata l’Ascensione del pittore bergamasco Giuseppe Paganelli (1750-1822).
Presbiterio e abside
La volta raffigura la gloria di San Siro. Ai lati sono rappresentate le Virtù Cardinali; nel catino San Siro scaccia il basilisco, mentre le virtù teologali sono nell’arco trionfale. Gli affreschi sono di Giuseppe Ratti (1757-1795).
Nel presbiterio si trovano il Transito di San Siro del Ratti e L’arrivo in Libia del lino miracoloso di San Siro, di Pietro Costa. Nel coro sono raffigurate la Presentazione di San Siro al vescovo Felice, l’Ordinazione presbiterale di San Siro e, al centro, l’Ordinazione episcopale del Santo di Angelo Giacinto Banchero.
A concludere lo spazio absidale è posto uno splendido coro ligneo. Gli stalli in noce furono intagliati da frate Luca Marcenaro della chiesa genovese della Madonnetta fra il 1731 e il 1734.
Cappelle e opere
La Cappella del Crocifisso ospita un altare opera di Pietro Besoggi detto il Veneziano, il crocifisso ligneo del Bissone e due statue della Madonna Addolorata e della Maddalena di Francesco Maria Schiaffino. Gli affreschi e le prospettive sono attribuiti a Giovanni Agostino Ratti e Rocco Costa.
La Cappella di San Siro presenta l’altare costruito nel 1734 e arricchito con tre sculture di Pasquale Bocciardo: Sant’Andrea, San Siro e San Bartolomeo.
Nella Cappella dell’Immacolata è posta l’Immacolata Concezione, statua in legno policromo del 1894, ripresa e dipinta da Antonio Canepa nel 1908. La Cappella del Sacro Cuore ospita una pala datata 1964 di Adelina Zandrino.
Sovrastante l’ingresso, nell’ampio vano interno della chiesa, si trova la cantoria costruita nel 1810 da Giacomo Gaggini su disegno di Carlo Barabino. Il fonte battesimale, posto nella controfacciata in una nicchia a destra del portale principale, è opera dell’ovadese Emanuele Giacobbe.
La Cappella di Nostra Signora della Speranza conserva un dipinto del secolo XVIII tradizionalmente attribuito a Gerolamo Marcone. La Cappella della Madonna della Salute custodisce una immagine della Vergine, probabilmente dipinta dal Paganelli, copia di un dipinto secentesco di G.B. Salvi detto il Sassoferrato.
L’altare dell’Angelo Custode è rappresentato in un gruppo scultoreo datato 1777 di Bernardo Pasquale Mantero. Nella Cappella del Rosario è collocata una scultura lignea policromata della Madonna del Rosario, databile al secolo XIX, con i Misteri del Rosario dipinti su tavola attribuiti con ogni probabilità a C.G. Ratti.
Testo recuperato dal sito storico parrocchiale pubblico.